Dialogo tra un pittore e un musicista.

Musica e pittura: dialogo immaginario tratto da lettere e aforismi di due grandi protagonisti dell'epoca modernista.

Schoenberg e Kandinsky all’epoca del Cavaliere Azzurro

Pittore: Perdoni signore se le parlo pur non avendo il piacere di conoscerla personalmente.

Musicista: Egregio signore, La ringrazio per la sua attenzione, ma mi dica con chi mi trovo a parlare…

Pittore: Eh, di certo lei non mi conosce. Al contrario di molti miei colleghi pittori, io di solito non espongo molto, a Vienna solo una volta e questo è successo un bel po’ di anni fa. Le dirò solo che sono nato a Mosca, ma da molti anni risiedo qui a Monaco di Baviera.

Musicista: E cosa la porta ad intervistarmi? Ha ascoltato per caso la mia musica?

Pittore: E con molto piacere. Un paio di settimane fa, ho ascoltato un suo concerto ed è stata per me una grande gioia. Penso che il nostro modo di sentire abbia così tanto in comune che sento di poterLe esprimere la mia simpatia.

Musicista: La cosa mi fa enormemente piacere. E’ vero, Lei ha ragione, abbiamo qualcosa in comune.  Per ora ci accomuna il fatto che anche le mie opere non sono affatto conosciute al grande pubblico. A onor del vero posso dire che c’è una ristretta cerchia di persone che le loda e le apprezza, e soprattutto mi capisce. E ora c’è Lei. Mi dica cosa maggiormente l’ha fatta avvicinare a me. Io so che lei ha ascoltati i Quartetti (op.10 n.d.r.) e i Pezzi op. 11. Sono pezzi di qualche anno fa.

Pittore: Forse, signore. Forse sono di qualche anno fa, ma io ci vedo qualcosa… qualcosa che ci accomuna… Nelle sue opere, lei ha realizzato, in forma indeterminata con la musica, ciò a cui io aspiro profondamente. Nelle sue opere non ho visto solo suono, ma colore.

Musicista: Suono e colore. Sono pittore anche io, lo sa? Strano che in questa epoca siamo tutti artisti divisi a metà, io metà musicista e metà  pittore, Lei metà pittore e metà musicista.

Pittore: Per carità signore, non parli di me come un musicista, sono un dilettante. Ho studiato il violoncello..

Musicista: … violoncello?… anche io sono stato violoncellista.. violoncellista?

Pittore: Da quando ho lasciato la Russia, qui a Monaco ho cominciato a studiare anche il pianoforte. Ma niente di veramente serio. Però se ci sono ospiti con cui suonare lo faccio volentieri.

Musicista: Dunque suonate, magari componete anche…

Pittore: Qualcosa…

Musicista: Interessante. Compositore, musicista e pittore. Suono e colore.

Pittore: Il suono musicale ha diretto accesso all’anima. E vi trova subito risonanza, poiché l’uomo ha la musica in se stesso.

Musicista: Ma voi dite come Delacroix che il giallo, l’arancione e il rosso istillano e rappresentano l’idea di contentzza, della ricchezza?

Pittore: Certo! E tutte e due queste affermazioni mostrano che esiste una grande affinità fra le arti, e in particolare tra musica e pittura. E’ su questa affinità che si è certamente formato il pensiero di Goethe che la pittura debba avere il suo basso continuo. Forse Goethe aveva un presentimento della situazione in cui si sarebbe trovata la pittura ai nostri giorni!

Musicista: Sono d’accordo con voi. L’arte dunque è il nostro destino comune. Ma anche le nostre arti avranno un destino comune.

Pittore: Che meravigliosa cosa l’arte, se uno ha la fortuna di capire ciò che veramente ne determina il destino. Vedete è un futuro del tutto nuovo, libero, quello che ci aspetta. E’ questo che mi piace di voi. Nelle vostre opere avete realizzato esattamente quello che cerco di realizzare nella mia pittura. La invidio molto. I musicisti sono davvero fortunati (relativamente) a disporre di un’arte così evoluta. Arte vera che può permettersi il lusso di rinunciare in pieno a ogni funzione puramente pratica. Per quanto tempo la pittura dovrà attendere questo momento?Anche essa ne ha il diritto: il colore, la linea in sé e per sé – quale forza di sconfinata bellezza posseggono questi mezzi pittorici? Tuttavia già oggi si può scorgere il luminoso inizio di questo cammino. In questo momento vi è nella pittura una forte tendenza a cercare…

Anche noi abbiamo il diritto di sognare un Manuale di Armonia. Ma la nostra ricerca non deve essere schematica, geometrica, per così dire, deve essere antilogica.

Non sarei mai riuscito ad immaginare una musica nella quale la tonalità venga completamente abolita, un po’ come le mie macchie che saltano.

Musicista: Eccellente, eccellente, egregio signore. L’arte appartiene all’inconscio! Bisogna esprimere se stessi, esprimersi con immediatezza! La dissonanza non esiste, è solo una consonanza di note non collegate tra loro. Da suono a suono esiste sempre una relazione, magari non la si comprende, non la si avverte, ma esiste. La melodia è la forma di espressione più primitiva della musica. Il suo scopo consiste nel rappresentare un pensiero musicale mediante molte ripetizioni…in modo tale che perfino chi è tardo nel comprendere possa seguirlo.

L’opera d’arte è un labirinto, ma l’esperto sa trovare l’enigma in ogni punto.

Pittore: Sono d’accordo con Lei, professore. Quando si sta lavorando i pensieri prestabiliti non dovrebbero esistere, solo la voce interiore dovrebbe parlare e guidarci.

Musicista: Non bisogna esprimere il  proprio gusto, la propria educazione, la propria intelligenza o il proprio sapere, o la propria abilità. Quello che va espresso è il nostro inconscio! Solo l’inconscio crea forme vere, quelle che poi gli altri imitano e ne fanno delle formule.

Pittore: Ma, fino ad ora, è stato proprio il pittore a pensare troppo poco. Gli ha considerato il suo lavoro come una specie di equilibrismo tra i colori. Tuttavia il pittore deve imparare a conoscere tutti i mezzi di cui dispone… Questo è il sapere interiore! Si può allora edificare, costruire, e quel che ne risulta non è geometria, bensì arte.

Musicista: L’arte è il grido di allarme di coloro che vivono in sé il destino dell’umanità: che non l’accettano, ma che si misurano con esso; che non azionano ottusamente il motore…ma si gettano nell’ingranaggio in movimento,  per comprenderne la struttura.

Pittore: Penso alle vostre ottave parallele proibite. Questa tendenza del’uomo a pietrificare la forma è spaventosa. Anzi tragica. Ieri si aggrediva l’uomo che presentava questa forma nuova. Oggi questa forma è diventata legge incrollabile, valida per tutti i tempi. Ciò è tragico perché dimosra ancora una volta quanto peso gli uomini diano soprattutto all’esteriorità. Ho riflettuto molto su tale problema, trovandovi anche una consolazione. Però qualche volta perdo la pazienza.

Lei espone i sui quadri? Offrirebbe eventualmente qualcosa per il “salon” russo?Da alcuni giorni stiamo lavorando, con amici artisti, ad un almanacco, che abbiamo intitolato Il cavaliere azzurro, ci regalerà qualcosa? Mi farebbe molto piacere ricevere qualche foto dei suoi quadri. Mi farò realmente un’idea anche senza i colori. Una foto di questo genere è, in un certo senso, come una riduzione per pianoforte.

Musicista: Sono impaziente di vederlo, questo almanacco.

Pittore: Non uscirà prima di qualche mese, perciò Lei avrà un mese abbondante per scrivere un articolo. Il primo numero senza Schoenberg? Non se ne parla nemmeno. Ci dia 10-15 pagine! Come ho già detto non si può fare a meno di Lei.

Musicista: Penso di poterle dare un po’ della mia musica. 4 o 5 pagine potrebbero bastare? o meno?

Pittore: Ci sarà anche una mostra di quadri. La cavalleria azzurra va all’attacco, ci sarà una montagna di lavoro. Ci auti! Venga all’attacco anche Lei!

Musicista: Non ritengo opportuno presentarmi insieme ad un gruppo di pittori di professione. Io sono certamente un outsider, un amatore, un dilettante. Se io debba in assoluto esporre è già un problema: Se io debba esporre con un gruppo di pittori, non è quasi più un problema.

Pittore: Nell’almanacco metteremo un vostro articolo e la vostra musica, un Lied, piuttosto.

Musicista: Herzgewächse, Germoglio del cuore.

Pittore: Maeterlinck, che grande poeta! I suoi personaggi non sono uomini dei tempi passati, sono anime che cercano nelle nebbie. Ne ho parlato in un mio libro lo scorso anno. Ma avete riflettuto a quante simmetrie ci siano nelle nostre due vite, noi che ci conosciamo solo oggi? Voi Pelléas et Mélisande, dello scrittore che prediligo, io Das bunte Leben, la vita a colori. Favole, leggende medievali, cavalieri, coppie di innamorati. La stessa trama.

Musicista: Poi ci siamo allontanati dalla nostra giovinezza. La vostra dissoluzione dell’oggetto non corrisponde forse alla mia libertà?

Pittore: Sì, sempre alla ricerca di ciò che è originario, la fonte dell’arte. Se si scompone nell’infinitamente piccolo…ci si libera anche della tradizione. E si coglie lo spirituale dell’arte.

Musicista: Enigmi sono spesso ciò che creiamo.

Pittore: Un segreto che parla attraverso un segreto.

Questa via è quella delle dissonanze nell’arte, quindi tanto nella pittura quanto nella musica. E la dissonanza pittorica e musicale di oggi non è altro che la consonanza di domani. Naturalmente non si deve escludere la cosiddetta armonia accademica : si prende ciò di cui si ha bisogno, senza preoccuparsi di dove lo si prende. E proprio oggi nel momento dell’imminente liberalismo le possibilità sono così numerose!