Ambizioni e divergenze coniugali in casa Mahler

Modernismo e misoginia nella Vienna fin-de-siècle

Alma Maria Schindler-Mahler Lieder

Die stille Stadt (Dehmel)
In meines Vaters Garten (Hartleben)
Laue Sommernacht (Falke)
Bei dir ist es traut (Rilke)
Ich wandle unter Blumen (Heine)
 
Nel film La Perdizione di Ken Russel vediamo Alma Mahler febbrilmente esaltata mentre corre incontro agli uccelli con l’irragionevole desiderio che essi smettano di cinguettare. Il loro canto potrebbe disturbare il marito che, chiuso nella sua celebre Hütte, la casetta in mezzo al bosco di Carbonin Vecchia, sta componendo. Lui che ha sempre cercato il suono della natura, il Naturlaut, ha bisogno ora che esso taccia per poterlo reinventare. Nella visionaria e fantastica rivisitazione di Russel, Alma si vuole rendere protagonista di quel silenzio di cui il grande compositore ha bisogno per ricomporre il proprio mondo di suoni.

In quel momento determinante per la storia della Mitteleuropa che sono gli anni a cavallo del secolo, tra Ottocento e Novecento, la figura della donna era ancora sospesa tra la rigida divisione di genere e le nuove esigenze sociali e culturali delle donne. Alma Maria Schindler, donna colta e intraprendente, aveva conosciuto il grande compositore e direttore d’orchestra e si era sentita musicista, ancor più di quanto la sua carriera di studentessa di composizione di Zemlinsky facesse prevedere.


In verità Alma, pur essendo stata una severa ed energica organizzatrice della vita quotidiana, non era donna naturalmente incline a realizzarsi attraverso le creazioni dell’uomo che avrebbe scelto come marito, voleva realizzarsi attraverso le proprie.

Un peccato di ingenuità che mise Mahler in allarme già prima del matrimonio. In una lettera scritta da Dresda il 19 dicembre del 1901 e rimasta celebre, Gustav infatti aveva – con ironica franchezza – invitato la giovane fidanzata a deporre ogni illusione circa un futuro di compositrice.
“Come immagini la vita in comune di due compositori? Puoi figurarti fino a che punto una così strana rivalità potrà diventare ridicola, sino a dimostrarsi degradante per tutti e due?” Si era impensierito, Gustav, quando la sua bionda bellezza, gli aveva annunciato di voler lavorare. “Cos’è dunque, questo lavoro? Comporre? Per un tuo privato piacere o per contribuire al patrimonio comune dell’umanità?” Se la ragazza intende sposarlo, allora deve essere informata che il suo compito primario sarà quello di renderlo felice. “In questo spettacolo, che potrebbe diventare una commedia tanto quanto una tragedia, le parti devono essere ben distribuite e quella del compositore spetta a me”.


Nonostante le precisazioni, Alma, giovane e corteggiatissima ventenne che era nota a Vienna per le sue amicizie con gli artisti della Secessione, di là a qualche mese sposerà Mahler, pur rimanendo profondamente convinta di possedere un talento artistico fuori dell’ordinario. “D’ora in poi dovrò muovermi a gomitate per consolidare la posizione che mi spetta. Artisticamente, voglio dire. La realtà è che non ha alcuna stima per la mia arte e molta per la sua, mentre io non ne ho nessuna per la sua e parecchia per la mia”. Imprudente.


Cresciuta in quel clima che Hermann Broch definì di “gioiosa apocalisse”, con un padre, Emil Jakob Schindler, che si era conquistato fama e ricchezza come paesaggista e leggeva alla figlia i versi di Goethe, Alma aveva trovato in Max Burckhard, illustre giurista e uomo di teatro, una guida intellettuale: leggeva Nietzsche e Stendhal, conosceva Ibsen e frequentava il festival mozartiano di Salisburgo. Sicuramente aveva immaginato ‘con l’ingenuità di una giovinetta che si illude di essere amata per il suo intelletto e non per la sua bellezza – di poter condividere con Mahler una quotidianità creativa, ma fin dall’inizio Mahler aveva scoraggiato ogni tentativo musicale della moglie.
“Mio Dio, dove sono finite le mie aspirazioni, le mie magnifiche aspirazioni?” chiede Alma al suo diario. Siamo solo nel 1903, appena un anno dopo il matrimonio. Mentre il marito le affida l’invidiabilissimo ruolo di ispiratrice. Ho tentato di rappresentarti in un tema – le dice durante l’estate a Maiernigg mentre compone il primo movimento della Sesta Sinfonia – lei non capisce e si atterrisce della sua stessa incapacità a riprendere l’attività creativa. “Devo tornare ad avere una vita interiore intellettuale, come un tempo!”
Sicuramente pensa agli anni di studio della composizione con Zemlinsky, alle lezioni in cui ella si nutriva della musica e della sconfinata ammirazione del maestro, stregato dalla bellezza e dall’ambizione della giovane allieva.


Alma forse rimpiange quel tratto del suo carattere che ha dovuto a lungo nascondere, la leggerezza. Un atteggiamento, questo, che era stato condiviso dalla maggior parte dell’aristocrazia austriaca, che reagiva al mutare dei tempi con una sorta di vanità intrisa di sconsideratezza. Questo era l’altro da sé che Mahler non poteva comprendere, lui che incarnava invece la più malinconica e lacerante consapevolezza del declino. Eppure Mahler, direttore dell’Opera di Stato, rappresentò anche l’apogeo di quella festa culturale che fu la Vienna della fine del secolo.


Alma nel suo diario si chiedeva: “Si è più felici quando si conduce una vita frivola e priva di particolari scrupoli, o invece si è ispirati a una visione bella e nobile del mondo?” Tra questi due opposti poli, insieme all’ultima umana illusione della mitteleuropa, si consumò uno dei matrimoni più celebri del secolo.
Ben presto ‘ si è detto – lo spettacolo del matrimonio si avviò ad essere, come aveva scritto Gustav in quella lettera, una tragedia. Alma trasfigurata da Mahler in un’astrazione, non accettò di abdicare a se stessa e non si risolse nel quadro di pazienza e indulgenza al quale la confinava l’idea comune di matrimonio.


Allora invertì il gioco delle parti e intrecciò una amore con Walter Gropius.
È il Mahler tradito e sconfitto dalla relazione della moglie, che un giorno la accoglie al ritorno da una passeggiata suonandole i suoi Lieder, quelli che lei conservava dentro ad una cartella. Ogni anno, come in una sorta di rituale, Alma li portava con sè durante l’estate riportandoli a Vienna in autunno, senza averli toccati. Non era mai riuscita a terminarli e ora Mahler li stava suonando e vedendola si era messo a gridare: “Cosa mai ho fatto! Questi Lieder sono buoni, anzi sono eccellenti! Io voglio che tu ci lavori sopra, bisogna pubblicarli”.
Volle che cinque Lieder della moglie venissero pubblicati con la medesima veste grafica della sua Ottava Sinfonia e si preoccupò egli stesso di un’esecuzione che avrà luogo successivamente negli Stati Uniti.

Richard Dehmel autore di Die stille Stadt, fu uno dei “principali rappresentanti dello spirito del tempo” (Schönberg) e vide le sue liriche musicate da Strauss, da Reger, da Zemlinsky e dallo stesso Schönberg nella Verklärte Nacht. Gli accordi di apertura che poggiano un velo d’ombra su un paesaggio notturno immerso nel silenzio, lasciano scorgere un debito ‘ o forse riconoscenza musicale ‘ verso Zemlinsky, che aveva dedicato ad Alma Schindler la sua raccolta di Lieder op. 7. La voce nel suo procedere discendente ha una sorta di dolorosa tenerezza per quella immobilità notturna, increspata appena, nella zona centrale, da un fremito di presenza umana. In meinem Vaters Garten è una poesia di Otto Erich Hartleben, fertile autore di commedie, di racconti e di liriche. Il naturalismo estetizzante dei versi ci trasporta in un giardino magico, dove tre rincipesse rivelano narcisisticamente il loro sogno d’amore. Il dècor è altrettanto incantato tra i ben noti stilemi Jugend, come le immagini floreali, le giovani donne dai lunghi capelli e le vesti di luce. Qui Alma Mahler raccoglie l’ispirazione del poeta materializzandola in una partitura ricca di slanci melodici ed echi schumanniani. Tra scoppi di vitalità ed esaltazioni, la rarefatta atmosfera del testo si fa corporea, grazie ad una condotta musicale e armonica opulenta. C’è una sorta di stabilità nella volubilità, e il tratteggio del testo poggia su un terreno saldamente tonale.
Evidenti echi schumanniani nel terzo Lied, Laue Sommernacht, su un testo di Gustav Falke ‘ lirico impressionista influenzato dal suo modello, Dehmel – che evoca una “dolce notte d’estate”, priva di stelle, in cui due amanti si ritrovano nel profondo dell’oscurità per darsi l’un l’altro la luce. Il linguaggio atemporale della lirica ancora una volta trova il suo suggello nel lirismo della musica, che quasi abbraccia le parole dentro una drammatica e dolente intensità dei sensi.
L’amore è segreto invece in Bei dir ist es traut. La voce e il pianoforte sono assoggettati dallo stesso materiale musicale. Tratta dalla raccolta Advent pubblicata nel 1898, la poesia appartiene ai primi anni del poeta Rilke. L’estatica calma della fedeltà amorosa e la serenità della quiete pervadono la scena, mentre il poeta appare sospeso o incerto tra un contenuto mistico e la delicata musicalità delle parole. Difficile datare con precisione questo Lied come del resto gli altri, che comunque appartengono ai primi anni del novecento, quando la stessa Alma annotava nel suo diario di aver letto e musicato alcuni versi del poeta Rilke.
Precedente è invece il Lied che conclude il ciclo dei cinque: Ich wandle unter Blumen, su un testo di Heine che pare aver suscitato l’interesse di Alma nel 1899. La vaghezza armonica e la declamazione inquieta contribuiscono con notevole vivezza ad illustrare il nevrotico mondo di Heine, sempre sospeso, con amara ironia, tra l’amore e il nulla.

Da Voci e amori di donna – Ravenna Festival 2008