La costanza della ragione


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28 novembre 2013 / Comments: 0

Castello di Stuppach

Alla��epoca del matrimonio la contessa Anna Flammberg non aveva che 16 anni per cui la cerimonia (benchA� al tempo non fossero inusuali le unioni in giovane etA�), ebbe luogo grazie ad una dispensa speciale da parte della chiesa cattolica. La sposa andava incontro ad una vita agiata, ricca di soddisfazioni e vantaggi. La tranquilla vita di campagna era spesso interrotta da soggiorni a Vienna e al castello non mancavano i visitatori. Anche la servitA? era numerosa: giardinieri, cuochi, valletti, custodi, contabili, impiegati, fattori, maestri di caccia. Per ciA? che riguarda i divertimenti ci si affidava volentieri alla reciproca compagnia e alle amicizie. Il conte inoltre era un grande appassionato di musica e nel castello spesso la sera si suonava. Il martedA� e il giovedA� erano destinati alla musica da camera e per ore intere si eseguivano quartetti, la domenica era invece il giorno della rappresentazione teatrale a cui prendevano parte la signora contessa, sua sorella, che era nubile e viveva al castello, e tutti gli impiegati e i domestici.
Per le serate di quartetto erano stati assunti due musicisti, Johann Denaro, primo violino e Louis Prevost, violoncellista. Il conte suonava sia il violoncello sia il flauto, quando la parte lo richiedeva. Al castello dunque si eseguivano abitualmente tutte le musiche disponibili. Ed A? la cronaca redatta da un musicista della��epoca, Anton Herzog, a descriverci quegli intrattenimenti serali in societA�. Herzog, maestro di scuola al servizio del conte, era anche secondo violino del suo quartetto e riferisce che il conte aveva la��abitudine di commissionare opere che dovevano essere composte esclusivamente per lui. Anche il signor Hoffmeister aveva mandato molti quartetti per flauto., dice Herzog e rivela che solitamente la parte del flauto era di facile esecuzione, mentre le altre erano spesso assai difficili e mettevano in seria difficoltA� gli artisti. Piccole facezie che divertivano il dilettante nobiluomo.
Ma non era tutto qui.
a�?PoichA� il signor conte si rifiutava di suonare con spartiti stampati, usava bellissime copie manoscritte su fogli a dieci righi, la��autore perA? non veniva mai indicatoa�?. Herzog indugia nel ricordo di quei giorni quando il conte copiava di propria mano le partiture che si era procurato da diversi compositori suoi conoscenti. Nessuno dei suoi musicisti, dice Herzog, vide mai una partitura originale, sempre quelle copie trascritte in bella calligrafia dal loro signore che poi si divertiva a far loro indovinare la��autore. Il diario di quei giorni ci rivela che spesso i musicisti riconoscevano o fingevano di riconoscere il signor conte come la��artefice delle musiche, giacchA� anche lui a�?di quando in quando componeva piccole cosea�?. Poco importa che le composizioni da lui prese a prestito fossero di Hoffmeister, il giovane avvocato-musicista tedesco che a Vienna aveva fondato una importante casa editrice, o di altri autori di ancor piA? elevata competenza, come Mozart. Gli inganni e il piacere innocente che il conte ne ricavava durarono diversi anni. Il piccolo mondo che gravitava intorno ad Anton Walsegg si lusingava di ingannarlo e probabilmente, se la��adulazione del suo pubblico e dei musicisti non si fosse spinta a tanto, il conte non avrebbe neppure immaginato di poter far credere sua la musica di Mozart. Invece ebbe la��ardire di pensarlo. E per i posteri fu un vero e proprio colpo di genio.

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